Biografia - Salvatore Fazia

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“La prima cosa che qui si deve imparare è stare in piedi”
(Hegel)


“Io sono io e la mia circostanza”
(Nietzsche)

“Dove qualcosa era, bisogna che io avvenga"
(Freud)


“Penso che bisogna rifiutare il discorso analitico alle canaglie. Perché?  Diventano stupide!”
(Lacan)


Sono nato a Crotone, la città di Pitagora, a 10 anni ho dovuto sfollare con la famiglia, si temeva lo sbarco degli angloamericani, sicché appartengo anch’io alla categoria dei migranti per motivi politici. Dal 20 Luglio del ’43, dopo tre giorni e quattro notti, scendo il mattino del 24 Luglio a Recoaro Terme, la città dove Nietzsche ha avuto la prima intuizione del linguaggio poematico dello Zarathustra. A VALDAGNO, la città di Marzotto, e presto la città dell’armonia, per via del classicismo fascista degli anni Quaranta, ho fatto il Ginnasio e il Liceo Classico, uscendone alla maturità con un quadernetto nero, sul quale ho scritto CHE COS’E’ L’ARTE? L’interrogativo è stato il leitmotiv dell’Università di Lettere e Filosofia fatta a Padova. L’insegnamento al Liceo Artistico, alla luce della Fenomenologia dello spirito e dell’Estetica di Hegel, ha sviluppato la fenomenologia dell’arte, che poi maturerà in 20 libri la visione e la pratica.    

Eventi.

Febbraio 2000, al telefono c’è Dino Formaggio, filosofo dell’arte:
“Ho letto il tuo “Ingenuità dell’arte”, l’analisi è profonda e inventiva,
la cosa più interessante è la scrittura: imprevista, imprevedibile, ogni parola è nuova,
ogni frase non si fa sospettare, il discorso è a svolte continue,
tu non devi pubblicare in Italia, di fronte alla tua scrittura gli italiani  o fanno finta di niente o s’incazzano, chiedimi quello che vuoi”
Non gli ho chiesto nulla, dopo qualche tempo è morto.

Lunedì 8 gennaio 2007 è morto Gianni Toti, poeta sperimentale
“Un mio ricordo: 19 aprile 1969.
Stavo tenendo una riunione di operai della Marzotto.
La statua in bronzo di Gaetano Marzotto era appena stata rovesciata. Finito di parlare,
stavo per uscire:
dovevo andare a una riunione del Direttivo della Federazione PCI.
C’erano dei giornalisti. Uno di loro si alza, mi si para davanti e dice: «tu chi sei».
Rispondo: «sono il segretario di sezione».
Lui insiste: «tu, chi sei». Provo: «sono un insegnante». Non molla e ripete: «no, ma tu, chi sei.»
Allora gli faccio: «...e  tu cosa vuoi sapere».
E lui: «...perché tu sei ammalato di letteratura»”


ABO alla Casabianca, Malo… 1981:
Mi telefona Battista, domani viene Achille - ACHILLE BONITO OLIVA - perché non gli scrivi qualcosa.
Faccio un foglio, lo porto, Battista mi avverte che Achille era in giro che mi cercava, non ci incontriamo,
comincia il convegno e Achille apre così: «stanotte, mi sono svegliato tre volte, per leggere e rileggere il testo di Fazia, non riuscivo a dormire».


Giugno 2006
cerco in internet: Umberto Eco
Ricordo: “non c’è nulla che leghi l’uomo alla lingua come il suo nome” (W. Benjamin)
Scrivo: Nomen omen: Umberto Eco parla per sentito dire, da cui il nome Eco
Nomen numen: Vertigine della lista, Umberto Eco appare in cielo, in terra e in ogni luogo, ora e sempre, nel nome del segno, del senso, della struttura, del sistema e così sia, da cui il nome Eco.
Nomen amen.
Leggo: Il professore Le risponderà in altra sede.
Nottetempo edizioni, Settembre 2006
«Competizione sfrenata
Salvatore, che è un gran calcolatore, / per batter gli altri, col calcolatore, /
ora lavora. Orsù, calcola, Tore, / e arrivi primo. Che calcolatore!»
(Umberto Eco)


Natale 2009, Altavilla, Kapanon
“Caro Salvatore,
sei fra i pochi veri intellettuali che io conosca, sicuro nella tua solitudine ma anche nella tua scrittura. Grazie, buon anno e saluti anche a Danieli”
(Achille Bonito Oliva)


2010, Incontro con Achille Bonito Oliva.
Poi, tutti a cena: Achille vuole che ci sediamo insieme, a un certo punto parlando cambia discorso e mi chiede di fargli un saggio di una quindicina di pagine, partecipavano già Cacciari, Gianni Vattimo, Fuksas e altri. Il saggio viene pubblicato l’anno dopo, in Aprile, una sera mi telefona e mi dice che il volume era uscito, per i tipi della Electa Mondadori, e che il mio saggio era bello. Pure la sera dopo, e l’altra ancora, mi telefona e mi ripete che il mio saggio era bello, e che ce ne erano pure altri di belli. Il volume era collettaneo, in quarta di copertina vi si diceva che vi figuravano i maggiori studiosi d’arte internazionali.

2013, viene Innocente e mi fa vedere un suo video.
Era bellissimo, di forte impatto, mi viene da dire che in arte allora si poteva ancora sperare, e lui vuole un testo. Faccio il testo, a Innocente piace moltissimo, lo porta a Roma da Achille e Innocente mi dice che Achille, leggendolo, avrebbe detto: si può esserne felici. Sarebbe stato presentato in una grossa iniziativa a Roma.    


PUBBLICAZIONI, LIBRI

Nel 2000 INGENUITA’ DELL’ARTE, è un libro sulla modernità dell’art-naif, l’artista è un soggetto diviso in due strutture di identificazione, delle quali una è l’Io, che diventa sempre più privata e segreta, l’altra è il sé, che diventa la parte della sua identificazione sociale.

Nel 2005 L’ARTE PAROLA PER PAROLA, logistica a/z cronache di un’illusione: un dizionario critico dell’arte secondo le parole - 250 - che ne parlano, e dove riaprire la questione in tutta la sua vertenza.

Nel 2006 MOZ-ART, modus artis, come pamphlet e saggio di una rilettura mozartiana in chiave di manierismo eversivo.

Nel 2007 LUCERTOLE DIVINE, 2000 citazioni, tessere auree della modernità, mosaico, piccola enciclopedia del pensiero moderno di circa duecento autori, tra letteratura, arte, filosofia, scienza, psicanalisi, economia, gastronomia.

Nel 2008 SOGNARE, sognare forse, l’oralità a scuola, le forme del comprendere, raccolta di circa duecento lezioni tenute al Liceo Artistico di Valdagno tra gli anni ’80 – ’95, prevalentemente sul tema della poesia come gioco d’arte in favore dell’io e in vista della trasfigurazione del negativo della vita, tra ludus e pathos, a commemorazione dell’illusione scolastica.

Nel 2008 FRANCO MENEGUZZO, passione e morte, patto d’eternità, l’infinito locale, è un libro sulla morte dell’artista, la cui agonia qui raccontiamo perché l’abbiamo vissuta insieme, parlando d’arte e di letteratura.

Nel gennaio del 2010 IL LAMENTO DI FEDERICO, per confidenza o per sfida, commento alle Lezioni di estetica di Hegel, in chiave sperimentale e allo scoperto dei luoghi del testo che ne parlano

Nel 2011 la DIFFERENZIATA, non è un diario, mancano gli anni, ci sono le ore, allora è un diario di giornata, un orario dell’anima, le ore hanno l’anima impressa…

Nel 2011 LE QUATTRO STAGIONI, en plein air, le forme del tempo, è un diario poetico dell’Io, in versi, è una macchina a 4 tempi, e troppi contrattempi interni, la trama è infinita ma la vita è quella di tutti i giorni.  

Nel 2013 CONTEMPORANEA, indagine sulla critica d’arte contemporanea, composta in tre piani, il piano della percezione, il piano della descrizione, il piano della definizione.   

Nel 2013 VERSI AUREI, rive e derive pitagoriche, versi attribuiti a Pitagora, testi in prosa poetica dell’ autore, cenni sulla vita di Pitagora, di storia della Magna Grecia e di Crotone, in particolare.

Nel 2014 AMBARADAN, tra arte e non-arte - Salvatore Fazia e Luciano Lora - si tratta di una mostra pensata e realizzata insieme dai due autori del libro che la presentano. Da Duchamp in qua l’arte platonicamente simula il reale: l’imitazione, la mimesis, si è spinta oltre la simulazione, talora disintegrandola, allora l’icona che resta, la sua spoglia d’opera d’arte si libera dell’arte, e la fissione che se ne libera resta allo stato puro d’oggetto, perdendo sia l’artisticità dell’opera d’arte che la cosalità naturale dell’oggetto, per assumere lo stato immobile di un’icona materiale o immateriale a grado zero di segno e di senso: prototipi, la ruota di bicicletta, lo scolabottiglie, l’orinatoio di Duchamp. L’utopia della modernizzazione assoluta dell’arte ha trovato la simbolizzazione fossile dell’ente non-artistico.

Nel 2016 REDENZIONE dal redentore, cosa devo ancora a Bonito Oliva? Cosa la mia vita deve all’incontro con la parola di A.B.O.? Come leggere da laico questo incontro imprevisto? L’ho letto così: la natura dell’incontro non è mai - come insegna Lacan attraverso Picasso - quella della ricerca, ma quella del trovare o, meglio, dell’essere trovati. In questo caso la mia sensazione non è stata quella di aver trovato Lui, ma di essere stato trovato da Lui.







 
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